Aquileia, 12 set - "Dopo sette secoli per la prima volta tutte
le parti del Vangelo di San Marco trovano di nuovo casa ad
Aquileia, perché tradizione vuole che da qui tutto sia partito;
in una terra che richiama le radici europee e cristiane e che ha
sempre rappresentato un ponte, questo evento straordinario possa
essere portatore di motivi di pace e di dialogo in una fase di
difficile confronto internazionale".
Sono le parole pronunciate nella Basilica aquileiese con le quali
il governatore Massimiliano Fedriga ha salutato l'esposizione
internazionale di Palazzo Meizlik intitolata "Il Vangelo di
Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo".
La mostra, in cui sono raccolte le tre parti originali del
Vangelo marciano oggi conservate a Cividale del Friuli, Venezia e
Praga, narra un capitolo significativo della storia religiosa e
politica dell'Europa attraverso le vicissitudini di un
manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno
dall'Evangelista. Attorno a ciò che resta dell'antico codice si
ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i
secoli e si approfondiscono la figura di Marco, la tradizione
marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico
e nel medioevo.
Fedriga ha ringraziato la Fondazione Aquileia e le autorità ceche
per aver concesso per la prima volta l'esposizione del frammento
praghese e ha condotto una riflessione sullo spessore
dell'esposizione: "Noi talvolta dall'interno non ci rendiamo
conto dei caratteri straordinari della nostra regione: in questo
contesto ospitiamo un evento che è tanto più straordinario per
quanto unisce la sua valenza culturale e spirituale ed è qualcosa
che a livello internazionale viene pienamente apprezzato".
Curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa,
promossa e organizzata da Fondazione Aquileia, l'esposizione, che
resterà aperta fino ad aprile, ha richiesto un intenso lavoro di
diplomazia culturale.
Numerosi e prestigiosi gli interventi nella Basilica aperti
dall'arcivescovo di Gorizia monsignor Giampaolo Dianin, per il
quale, se Aquileia è sorgente della fede cristiana, il Vangelo di
San Marco è "un cuore che batte in un'acqua sempre fresca,
giovane e provocante". Gli ha fatto eco monsignor Zdenek
Wasserbauer, Vescovo ausiliario di Praga e prevosto del Capitolo
metropolitano di San Vito, che ha evidenziato come nel segno
della ricomposizione dei frammenti evangelici tutte le nazioni
possano trovare una ragione di unità.
La mostra non nasce da un'intuizione isolata, ma dalla capacità
di tenere insieme per anni istituzioni distanti per storia,
lingua e giurisdizione, secondo quanto ha rilevato il presidente
della Fondazione Aquileia Roberto Corciulo.
Ai tre curatori della mostra, che racconta frammenti separati
solo dalla storia, è toccato evidenziarne la consistenza
culturale: non si tratta solo di una reliquia celebre ma della
narrazione di un libro che ha costruito identità e legittimato
poteri, da Aquileia a Venezia a Praga. Il Liber vitae vergato ai
margini dell'Evangeliario è un unicum: oltre millecinquecento
nomi che fotografano l'Europa carolingia in movimento, dai
sovrani franchi ai principi slavi.
In una Basilica gremita da amministratori comunali delle aree
contermini ha preso la parola anche il sindaco di Aquileia
Emanuele Zorino, che ha ricordato come la città patriarcale
continui a mettere in comunicazione uomini, donne e civiltà.
ARC/PPH/gg