19.9.2026 13:42

50° sisma: Fedriga, Castello di Colloredo riconsegnato alla comunità

Colloredo di Monte Albano, 19 set - "Questo Castello rappresenta un'eredità immateriale di inestimabile valore, frutto della reazione della nostra gente dopo il terremoto: un patrimonio che va oltre i singoli amministratori, resiste al tempo e deve conservare salde le proprie radici mentre guarda avanti. Tenere fermi questi punti di riferimento è ciò che permette di superare le difficoltà e di aprire nuove opportunità. L'auspicio è che anche questo patrimonio possa simboleggiare proprio quelle radici salde, in grado di assicurare un futuro alle generazioni che verranno". Lo ha detto oggi a Colloredo di Monte Albano il governatore Massimiliano Fedriga durante la cerimonia per la riconsegna e la riapertura (domani al pubblico) del Castello di Colloredo alla presenza, tra gli altri, del vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, e degli assessori Cristina Amirante (infrastrutture) e Barbara Zilli (Finanze), del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, e del ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Come ha spiegato il massimo rappresentante dell'Amministrazione regionale, dopo aver ringraziato tutte le maestranze e le Direzioni regionali coinvolte nel progetto, il primo pensiero va alle persone scomparse durante il sisma e a quanti, all'indomani dell'emergenza, hanno restituito una prospettiva di vita e di futuro a questa terra. "Un futuro - ha aggiunto il governatore - alimentato dall'anima di comunità nata proprio dal terremoto: la capacità propria dei friulani di fare squadra e di remare uniti nelle difficoltà". "Si tratta - ha proseguito Fedriga - del medesimo spirito emerso anche nelle sfide più recenti, come la pandemia, periodo durante il quale la nostra regione ha registrato la crescita più marcata. Un traguardo che non va ascritto al merito di un singolo presidente, di una Giunta, di un Consiglio regionale o di un sindaco — per quanto ciascuno abbia svolto la propria parte —, bensì all'intera comunità che, nelle fasi di maggiore complessità, ha saputo sostenersi e camminare insieme". Da parte sua il vicegovernatore Anzil ha parlato di "una radiosa giornata perché viene restituito un luogo simbolo dell'identità friulana, una perla che sta 'al centro dell'universo'. La sfida adesso è quella di dare un ruolo a questo spazio affinché possa continuare a essere un punto di riferimento dell'identità e della cultura friulana". L'assessore Amirante ha rimarcato come sia stata conclusa la grande sfida della ricostruzione. "Ora - ha detto - comincia quella della valorizzazione. Dopo aver investito risorse straordinarie per restituire il Castello al Friuli e alla regione, abbiamo il dovere di farlo vivere, renderlo accessibile, attrattivo e capace di produrre cultura, turismo e opportunità per il territorio". L'assessore Zilli ha evidenziato che come Amministrazione regionale sono stati investiti negli ultimi anni 26 milioni di euro e oggi il Castello risorge finalmente dalle sue macerie. Riapre i battenti per un abbraccio collettivo che segna la riconsegna storica dell'Ala Nievo, l'anima più prestigiosa, romantica e poetica dell'intera fortezza". Dal punto di vista della relazione tecnica dei lavori, il cantiere si è snodato nell'arco di quattordici anni su una superficie complessiva di oltre 8mila metri quadrati, affrontando il rigoroso rispetto delle direttive della Soprintendenza e il pieno adeguamento alle normative antisismiche. L'intervento si è concretizzato nella ricostruzione integrale del Mastio — il corpo di fabbrica più imponente andato perduto nel sisma —, oggi riedificato e dotato di una nuova copertura, e nella conclusione sostanziale dei lavori sugli altri corpi dell'edificio. La restituzione dell'Ala Nievo ricongiunge la comunità a un patrimonio dal profondo valore identitario la cui origine risale al 1302. Ricostruito nel Cinquecento con gli interventi di Giovanni da Udine dopo le distruzioni del 1511, il maniero è stato centro della poesia friulana nel Seicento con Ermes di Colloredo e polo d'arte nel Settecento sotto Hieronymus von Colloredo, principe-arcivescovo di Salisburgo e protettore di Mozart, fino a ispirare nell'Ottocento Ippolito Nievo durante i suoi soggiorni a Colloredo per la descrizione del castello di Fratta nelle Confessioni di un italiano. ARC/GG/ma